Grotta della Zinzulusa: un’opera d’arte della natura

La Grotta della Zinzulusa… Quante volte l’ho sentita nominare fin da bambino! Eppure non l’avevo mai vista da vicino prima di quest’estate. E allora vi racconto la mia esperienza in uno dei gioielli del Salento, che proprio non può mancare nel nostro Diario di Bordo!

È uno dei più evidenti fenomeni carsici della nostra terra, cui si accede da un ingresso scavato nella roccia del mare di Castro Marina (Lecce). La sua particolarità? Le stalattiti e le stalagmiti presenti all’interno della grotta, che in dialetto salentino vengono chiamati “zinzuli”, e da lì, Grotta della Zinzulusa.

Questo è quello che ho studiato prima di partire alla volta di questo luogo così suggestivo. Al resto ci avrebbe pensato la guida. Sì, perché per accedere alla grotta bisogna fare una visita guidata.

Il singolo biglietto costa 6€, mentre la durata di tutta l’escursione è di circa mezzora, ma ne vale veramente la pena, a mio avviso. Soprattutto per chi non ha mai visitato le grotte delle coste del Salento. Ho visto, infatti, molti turisti, italiani e non, esaurire i giga degli smartphone delle card delle reflex, per fotografare ogni centimetro della zona, ad eccezione dell’interno della grotta, perché è vietato, al fine di preservare stalattiti e stalagmiti al suo interno.

Naturalmente abbiamo ascoltato le giustissime motivazioni del divieto, e ci siamo abbandonati allo spettacolo che la natura, col tempo, ha creato. Dopo aver concluso il primo giro, poi, c’è la possibilità di visitare in barca anche la Grotta Azzurra e la Grotta Palombara, al prezzo di 5€. Personalmente consiglio di completare il viaggio e proseguire anche alla volte di queste due grotte, accessibili via mare. Abbiamo fatto 30 e quindi facciamo anche 31.

Ma vediamo ora nel dettaglio come è costituita una delle grotte più conosciute del Salento.

Grotta della Zinzulusa

Si divide in più parti. Dopo l’ingresso, si arriva a una galleria di origine carsica, che si addentra per circa cento metri. Gradualmente riduce la propria sezione, fino a raggiungere il salone terminale, chiamato “duomo”, la parte più interessante dal punto di vista turistico. Da qui in poi, infatti, il livello scende fino ad arrivare alla parte sommersa della grotta: il Cocito.

Al suo interno sono stati rinvenuti dei fossili viventi unici al mondo, come le spugne ipogee Higghinsia ciccaresi e grandi stalagmiti. Possiamo dire che la grotta si divida in tre parti principali: ingresso, cripta e fondo, con acque sia dolci che salate.

La storia

La Grotta della Zinzulusa è stata scoperta dal vescovo Antonio Francesco del Duca, nel 1793, anche se le prime ricerche sono state effettuate negli anni 50.

La Zinzulusa è importante sia dal punto di vista biologico, grazie ai fenomeni carsici di cui abbiamo già parlato, così come della commistione tra acqua dolce e salata, ma anche dal punto di vista storico.

Al suo interno, infatti, sono stati rinvenuti numerosi resti di manufatti, che dovrebbero risalire al Neolitico al Paleolitico, ma anche all’epoca romana. 

La grotta è stata aperta al pubblico nel 1957, ed oggi rappresenta uno dei luoghi più belli e suggestivi del Salento.

Io ci ho messo tanti anni ad andarci. Non fate il mio stesso errore, ne vale veramente la pena!

Dio benedica il Salento

 

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