SANTA MARIA DI LEUCA E LA LEGGENDA DI LEUCASIA

In un nostro precedente articolo abbiamo stilato una piccola classifica sulle 5 cose che affascinano un turista.  Un mix di luoghi e leggende che affascinano chiunque venga nel Salento. Ovvio, una classifica composta da 5 soli gioielli, è troppo ristretta per una terra come quella del Salento. Così ci è venuto in mente di raccontare una leggenda che non tutti conoscono.  Amore e gelosia fanno da contorno alla bellissima città di Santa Maria di Leuca. Ma perché si chiama Leuca?

Facciamo un passo alla volta ……

SANTA MARIA DI LEUCA PRENDE IL NOME DA LEUCASIA

Siete mai andati a Punta Ristola? Prima di scendere nelle scogliere avete fatto caso alla sirena che vi accoglie? Noi si, e ci siamo  sempre chiesti chi fosse. Questa volta però  abbiamo voluto saperne di più e ci siamo innamorati dalla storia che andremo a raccontarvi.

 

Città più a sud dell’intera provincia ed estremo tacco d’Italia,Santa Maria di Leuca è una delle località turistiche più rinomate della Puglia, e da buoni Salentini dopo il pranzo domenicale, abbiamo  deciso di fare un giro nella città bianca,o come la chiamavano i latini “de finibus terrae”.

Ma come mai la località prende il nome di Santa Maria di Leuca?

La Madonna è considerata protettrice dei pescatori per un episodio avvenuto nel XVI secolo,dove si narra, che ella  salvò i pescatori e gli abitanti da una forte burrasca. Invece, il nome Leuca deriva da un’affascinante leggenda.

 

 

I protagonisti sono Leucasia,una sirena bellissima dal canto armonioso quasi ipnotico,alla quale nessuna creatura ha mai saputo resistere,tranne Melisso,un pastore che pascolava le  pecore sugli scogli. Leucasia,alla vista di Melisso,s’innamorò perdutamente,ma il cuore di Lui apparteneva ad un’altra fanciulla: Ristula.

 La sirena,invidiosa e ingelosita, tramò la sua vendetta : aspettò che Meliso e Ristula scendessero sugli scogli per una passeggiata romantica e poi scatenò una tempesta facendo annegare i due innamorati. Accecata dalla gelosia, si assicurò che i loro corpi finisserò separati  per sempre su due lembi opposti del  golfo. La dea Minerva, testimone di tutto quello che accadde,decise, per pietà dei due amanti,di offrire loro l’eternità pietrificandone i corpi.  I corpi dei due innamorati, oggi, rappresentano due punte di promontori: Punta Meliso e Punta Ristola. Due estremità destinate a non toccarsi mai,le quali abbracciano insieme una superficie di acqua,proprio lì,ai confini della terra.

Ristula
Meliso
Punta Ristula e Punta Meliso viste dall’alto

LA FINE DI LEUCASIA

La sirena, colpita dai sensi di colpa e dal rimorso, chiese anch’essa, alla Dea, di essere pietrificata e così diventò la bianca città di Leuca.

Da questa storia impariamo che la gelosia, l’ invidia e la rabbia verso gli altri sono emozioni negative e pericolose che non porteranno a nulla se non a fare i conti con la nostra coscienza(prima o poi)…proprio come accadde alla bella Leucasia.

#DiobenedicailSalento e Leuca!

 

 

4 risposte a “SANTA MARIA DI LEUCA E LA LEGGENDA DI LEUCASIA”

    1. Certo Gianluca,
      probabilmente la verità è nella parola Leukos.
      Tuttavia non si può negare che sia una leggenda molto affascinante questa!

  1. A questa leggenda ne segue un’altra, scritta dalla prof.ssa Anna Rosa Potenza, docente di materie letterarie, in cui LEUCÀSIA non è un una sirena invidiosa e cattiva, ma una fanciulla di straordinaria bellezza interiore ed esteriore, di cui erano follemente innamorati Poseidone, dio del mare, e Melissèo, poeta e re cretese. Per difendere il suo amato e la sua stessa vita Leucàsia fu trasformata dalla dea Athena in sirena. La gelosia del dio del mare infatti porterà alla morte di Melisseo e LEUCÀSIA sopravviverà alla vendetta micidiale, grazie alla metamorfosi da fanciulla in una splendida sirena… Ella ancora oggi, canta ai marinai di passaggio il suo straziante CANTO D’AMORE PER MELISSÈO, in attesa di rivedere il suo amato solo per una notte, nell’aurora di un nuovo giorno. QUESTA LEGGENDA ESALTA L’AMORE CHE VALICA OGNI CONFINE, ANCHE QUELLO DELLA MORTE.

    1. Gentile professoressa, ho ancora il suo libro su Leucasia sulla mia scrivania e non potrei mai dimenticare la sua storia.
      È un vero piacere che lei abbia letto il nostro articolo.
      Antonio Leuzzi

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